Prestiti velocissimi a sposati: cosa succede in caso di divorzio?

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Gli ultimi dati Istat ci dicono che sono quasi tre milioni in meno le coppie sposate rispetto a trent’anni fa, mentre i divorziati sono più del quadruplo rispetto allo stesso periodo. Ma quali possono essere gli strascichi lasciati da questa miriade di coppie in separazione? Una su tutti è sicuramente la disputa sui debiti, in particolare su quelli verso le banche o gli istituti finanziari in genere. In un processo di divorzio, la lotta per stabilire a chi dovrà essere addebitato un prestito in vigore, potrebbe rivelarsi lunga e complicata.

Quando si tratta di cercare finanziamenti, le coppie di solito uniscono le loro forze per richiedere prestiti in comune. La stabilità finanziaria fornita da due proprietari con le rispettive entrate aiuta molto in fase di approvazione del prestito. Anche quando si tratta di richiedere condizioni migliori. Ma cosa succede di quei prestiti se la coppia si separa?

Comunione o separazione dei beni

In Italia le coppie che non siano vincolate dal matrimonio non sono tenute a rinegoziare con la banca la titolarità del contratto di prestito. Quindi, in questo articolo, come soggetto attivo, prenderemo in considerazione solo le coppie sposate.

Per stabilire con esattezza chi fra i coniugi cointestatari di un prestito debba continuare a pagarlo anche dopo un eventuale separazione, bisognerà considerare il regime patrimoniale con cui sono state celebrate le nozze. Questo è regolato dagli articoli 143 e 147 del codice civile, può essere fondamentalmente scelto fra due diversi tipi:

  • Comunione dei beni.
    In pratica vuol dire che tutti i beni acquistati dopo le nozze sono di proprietà di entrambi i coniugi. Verranno considerati patrimonio comune anche i debiti, sia quelli contratti congiuntamente che quelli contratti separatamente.
  • Separazione dei beni.
    Ciascuno dei due sposi ha la proprietà esclusiva dei beni acquistati (e anche dei debiti) o ereditati, sia prima che dopo il matrimonio, anche se utilizzati in comune. Ognuno ha quindi tutto il diritto di beneficiarne e gestirli.

Mettiamo il caso in cui uno dei due coniugi regolarmente sposati in regime di separazione dei beni, fosse titolare di prestito. Qualora i due dovessero divorziare, chi deve rispondere delle rate mensili?

In questo caso la risposta è ovvia! Solo il coniuge intestatario del contratto di prestito.
La situazione cambia se il credito è cointestato. In questo caso le soluzioni sono solo due:

  1. In caso di accordo, i coniugi stessi stabiliscono chi debba restituirlo, nonché i modi e i tempi.
  2. Sarà un giudice a stabilire chi dovrà farsi carico del prestito.

Prestiti intestati ad entrambi i coniugi: ecco le soluzioni migliori

La prima cosa da tenere a mente è che, nonostante la separazione, ci sono ancora due debitori per la banca. E, quindi,  due persone considerate responsabili del rimborso delle rate dei prestiti personali. Pertanto, trovare una soluzione vantaggiosa per entrambe le parti è fondamentale, ad esempio da un intermediario finanziario.

L’opzione più semplice per tutti sarebbe quella di rimborsare tutto il capitale del prestito e annullarlo. Una volta pagato il debito, i problemi sono finiti. Tuttavia, questo non è sempre possibile perché i prestiti non sempre finanziano beni fisici, come un’auto, che possono essere rivenduti per estinguere il prestito.

Se l’opzione di annullamento del prestito non è fattibile, ci potrebbero essere altre soluzioni più o meno semplici, adattabili alla situazione in essere. Una delle più utilizzate è quella di aprire un conto in comune.  Questo verrebbe utilizzato, solo ed esclusivamente, per il rimborso del prestito. Mensilmente, ognuno deve inserire in esso la parte della quota corrispondente.
Il presupposto fondamentale di questo modus operandi è la fiducia reciproca da parte dei coniugi, che però, venendo a mancare è spesso causa stessa delle separazioni.

Altre opzioni possibili

L’alternativa che in genere causa meno problemi è quella di modificare la titolarità del prestito. Una delle due parti diventerà l’unica persona responsabile del rimborso. Questa soluzione è decisamente più complessa rispetto alle altre. L’istituto di credito dovrà valutare attentamente se il nuovo titolare ha tutte le condizioni di affidabilità richieste prima di poter eseguire il cambiamento del contratto.
Se così è, il responsabile del prestito viene modificato in tempi non eccessivamente lunghi.

Infine, l’accordo di divorzio raggiunto può stabilire che il titolare del credito è colui che si occupa di fatto già del rimborso del prestito. Questa alternativa è comune quando si finanzia un bene di cui gode una delle parti. Ad esempio, un’auto.

Tuttavia, anche se questo è per iscritto, il contratto della banca continuerà a includere due proprietari. E, nel caso in cui il proprietario responsabile non paghi regolarmente le rate, agli occhi della banca ci saranno ancora due persone a cui chiedere conto del debito.

Un intermediario per ridiscutere la titolarità del prestito

In caso di disaccordo tra i coniugi ci si può sempre affidare ad un intermediario finanziario. Questo, contrariamente al solito, non è chiamato a proporre finanziamenti, ma a cercare di ridiscutere (insieme alla coppia) i termini di un prestito cointestato o magari intestato ad un coniuge in comunione dei beni.

Una tale figura professionale potrà essere assunta direttamente dai consorti in crisi o per espressa iniziativa di un giudice divorzista, in accordo con l’istituto di credito interessato alla restituzione del prestito. C’è da dire che spesso l’intermediario finanziario incaricato, è un soggetto che è diretta espressione dell’erogatore del prestito: un dipendente o collaboratore apertamente riconducibile alla struttura.

Il compito principale di un intermediario finanziario, è quello di stabilire con esattezza se per dirimere la disputa dovrà essere stipulato un nuovo contratto di prestito o meno. Scopo dell’eventuale nuovo contratto, sarà quello di portare alla completa estinzione del debito.

Non basta! Occorrerà anche stabilire chi dovrà essere il possibile nuovo intestatario: uno dei due coniugi o entrambi. In sostanza alla banca interessa sapere a chi dovrà chiedere il pagamento delle rate.

Qualora l’intermediatore non dovesse trovare un completo accordo tra le parti, allora il giudice, letto il rapporto, potrebbe deliberare anche che entrambi i coniugi sono tenuti al pagamento delle rate mensili. Questo in egual misura o in percentuali differenti, se viene stabilito che della somma ne ha usufruito maggiormente un coniuge rispetto all’altro. In genere in situazioni come questa viene chiesto di aprire un conto di servizio nel quale la coppia è obbligata a versare mensilmente, nelle proporzioni stabilite, la rata del prestito.

Chiaramente all’intermediario finanziario non viene domandato di decidere su nulla, gli viene semplicemente chiesto di mediare per far si che i tre soggetti attivi della disputa trovino un accordo nel più breve tempo possibile. Al termine se non si trova alcun accordo, sarà comunque il giudice a prendere la decisione definitiva.