Prestiti velocissimi tra coniugi: come funzionano?

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Prestiti velocissimi tra coniugi

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Una buona fetta dei prestiti personali erogati vedono come beneficiari delle coppie sposate o conviventi. Spesso intestatari di questi finanziamenti risultano essere entrambi i coniugi (non solo uno dei due). Questo perché può capitare che alla banca non siano sufficienti le garanzie finanziarie offerte da solo uno dei due consorti. In questo caso l’apporto della busta paga del partner, o un suo bene, può essere determinante nella concessione del credito.

Nelle righe seguenti proveremo ad approfondire il discorso sui prestiti destinati a coniugi, provando a comprendere meglio quelli che sono i diritti e i doveri delle tre parti in causa: i due partner di coppia e l’istituto di credito.

Cointestatario o coacquirente?

Il cointestatario di un prestito (di solito il coniuge o un partner) è una persona che firma un contratto di prestito in collaborazione con l’intestatario. Entrambi sono soggetti agli stessi diritti e obblighi contrattuali e partecipano congiuntamente al rimborso del credito.

Nel caso di un prestito finalizzato all’acquisto di un bene o di un servizio, può accadere che il cointestatario venga utilizzato solo a garanzia della copertura del denaro erogato. Questo perché da solo, il richiedente, non darebbe le giuste garanzie al creditore. In questo caso nel contratto di finanziamento viene parallelamente stilato un contratto di acquisto dove vengono specificate le condizioni di vendita.
Per cui, anche se nel contratto di finanziamento figurano due contraenti (formalmente egualmente responsabili del rimborso), il bene acquistato verrebbe comunque intestato solo a uno dei due o ad entrambi a seconda delle specifiche riportate nel contratto di vendita.

Attenzione: è bene non confondere il concetto di coacquirente con quello di cointestatario. Si può perfettamente acquistare un bene o un servizio e non apparire nel contratto di prestito (o viceversa)

Prestito cointestato: come funziona?

Quando ci sono due persone che richiedono un prestito, il creditore si concentra sull’analisi del rischio. In particolare si va a guardare con una certa attenzione la solidità finanziaria e la salute fisica dei due “aspiranti debitori”. Prima di prendere qualsiasi decisione definitiva, il responsabile dell’istituto di credito si concentra su alcuni aspetti:

  • Il reddito personale di ognuno.
    Questo deve essere certo e costante nel periodo di durata del prestito. Verrà valutata con cura una busta paga, un cedolino pensionistico o anche un’entrata diversa (però sicura e dimostrabile).
  • Il tasso di contributo personale.
    Ognuno deve dimostrare di avere un rapporto debito reddito adeguato. Attraverso il calcolo di questo coefficiente si riesce a dimostrare con buona efficacia se la rata da pagare mensilmente è sostenibile per entrambi.
  • La probabilità di decesso degli intestatari.
    L’imponderabile non può mai essere previsto con assoluta certezza da alcuna formula matematica. Tuttavia la probabilità che determinati eventi accadano deve sempre essere attentamente valutata prima della eventuale concessione di un prestito. La morte rientra nell’ambito dell’imponderabile, tuttavia diventa sempre più probabile man mano che l’età assume un valore elevato.

In sostanza, ciascuno dei coniugi richiedenti si impegna direttamente nei confronti del creditore. Se, per diversi motivi uno degli aspiranti cointestatari del prestito non è più nelle possibilità di rimborsare le rate, l’istituto di credito deve avere i mezzi per potersi rivalere sull’altro.

Diritti e doveri

La situazione più comune di acquisto di un prestito da parte di due cointestatari è quella di una coppia di coniugi che decidono di richiedere una somma di denaro per procacciarsi un bene. Quasi sempre si tratta di una coacquisizione, con un prestito stipulato congiuntamente, che conferisce diritti e doveri a ciascuno.

Attenzione però!
Non tutti i prestiti cointestati sono uguali. A seconda del contratto stipulato con la banca, i diritti e i doveri di ciascuno degli intestatari potrebbe avere pesi e condizioni diverse.

Ci potrebbe essere il caso in cui entrambi contribuiscono in egual misura al rimborso perché, per esempio, trattasi di coppia con un regime patrimoniale di comunione dei beni. In questo caso entrambi avranno eguali diritti e doveri.

Ma cosa succede nel caso in cui i cointestatari siano semplicemente conviventi o sposati in regime di separazione dei beni? In queste situazioni, in base alle valutazioni patrimoniali e finanziarie compiute su ognuno dei due richiedenti, sarà possibile attribuire contrattualmente all’uno e all’altro maggiore o minore peso. Un esempio tipico potrebbe essere quello in cui uno dei due intestatari garantisce col proprio patrimonio personale alla somma prestata.

Esistono poi dei casi particolari in cui si stabilisce che ciascuna rata di rimborso debba essere suddivisa in misura diversa per ciascuno: ad esempio 60% il primo e 40% il secondo. Questo per venire incontro al coefficiente debito/reddito di ognuno:  la rata da pagare non deve mai incidere in misura superiore al 35% del proprio reddito personale. In pratica, è il contratto che stabilisce con precisione in quale misura i due debitori partecipano ai benefici e agli oneri del prestito.

Cosa succede se un prestito viene concesso a conviventi?

Nel caso di coppie non sposate, se l’intestatario di un prestito è solo un coniuge e questo risulta inadempiente, l’altro coniuge non è tenuto a rispondere in alcun modo del comportamento del partner.

La stessa cosa accade per le coppie sposate con un regime patrimoniale di separazione di beni.

Nel caso di prestito cointestato finalizzato all’acquisto di un bene, è importante  stare attenti alla misura del finanziamento di cui beneficia ogni contraente. Se per contratto la ripartizione della somma è del 70% e del 30%, con le stesse proporzioni verrà ripartita la proprietà del bene acquistato. Tutto questo a meno che nel contratto di finanziamento (o di acquisto) venga specificato qualcosa di diverso.

E in caso di prestito ad una coppia sposata?

Quando parliamo di coppie legalmente riconosciute, quindi regolarmente sposate, occorre porre attenzione al regime patrimoniale con il quale è stata notificata l’unione.

  • Per chi è sposato in regime di comunione dei beni,
    a prescindere che i due partner siano cointestatari o meno del prestito, entrambi saranno considerati in egual misura responsabili in caso di inadempimento. La banca potrà rivalersi su entrambi per ottenere il rimborso.
  • Per chi è sposato in regime di separazione dei beni.

Due sono le situazioni possibili in seno ad una coppia beneficiaria di credito:

    1. Solo uno è l’intestatario. In questo caso l’altro coniuge non è tenuto a rendere conto in caso di inadempimento.
    2. Entrambi sono intestatari. Tutti e due i coniugi sono tenuti a rispondere del debito.

In caso di separazione

Prendiamo il caso in cui una coppia, dopo aver ricevuto un prestito, divorzia. In questo caso le conseguenze possono essere diverse a seconda  di ciò che i coniugi decidono di fare dopo la separazione.

Per esempio se col capitale prestato è stato acquistato un bene la soluzione migliore sarebbe quella di venderlo e di rimborsare il capitale restante. Tutto questo chiaramente se viene mantenuto un minimo di pacatezza e ragionevolezza nei rapporti interpersonali: cosa che ahimè non sempre accade.

Altra soluzione potrebbe essere quella di ridiscutere il contratto di prestito facendo in modo che solo uno dei due cointestatari originari divenga unico responsabile. In questo caso anche l’eventuale bene acquistato diverrebbe di proprietà esclusiva del nuovo intestatario. Tuttavia questo non sempre è un procedimento semplice, soprattutto se non vengono fornite all’istituto di credito le adeguate garanzie di affidabilità.

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